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L’ultimo libro che hai letto? “L’allenatore” di John Grisham

Pubblicato su Cultura con i tag, , , , , , , , il 1 Marzo, 2008 da digitalbaba

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Trama:
Neely Creshaw torna alla sua città natale dopo quindici anni, richiamato come molti dalla voce che Eddie Rake, il mitico allenatore degli ‘Spartans’, la squadra di football della high-school, sta per morire. Ma Neely non è uno dei tanti ex-alunni ed ex-giocatori. A diciott’anni era già un grande campione, venerato da tutta la cittadinanza e oltre i confini. A diciannove divenne la star, profumatamente pagata in nero della squadra di un college e sembrava che il futuro gli riservasse l’ingresso nella National Football League. Ma il football americano è un gioco duro. Quando, durante una partita, un giocatore avversario gli fracassa un ginocchio i suoi sogni si infrangono per sempre. A poco più di trent’anni Neely Creshaw è un uomo che deve convivere col fatto di avere già vissuto la parte più gloriosa della sua vita. È per questo che non voleva più sapere nulla di football e di Eddie Rake, l’uomo che sta all’origine del suo destino, e non capisce bene neanche lui che cosa l’abbia riportato indietro. Eppure lo ha fatto e in più è tornato dritto al campo di gioco. ‘Rake Field’, come lo stadio è stato ribattezzato di recente in onore dell’uomo che lo
ha voluto, contiene diecimila posti mentre la città conta solo ottomila abitanti. Ma ai tempi d’oro era sempre stracolmo. Eddie Rake cominciò la sua carriera a
ventott’anni portando la sua prima squadra al suo primo successo. Sotto la sua guida gli Spartans incassarono una vittoria dopo l’altra e al culmine riuscirono a rimanere imbattuti per sei anni consecutivi. Ma per allenarsi a vincere in uno sport duro bisogna usare metodi duri e quelli di Eddie lo sono stati fino al limite della tortura: maratone sotto il sole in cui ragazzi vomitavano e fermavano la loro corsa solo quando stramazzavano a terra. Su e giù dalle gradinate dello stadio. Dimostrazioni del coach che fanno male quanto gli scontri in partita. Insulti. Minacce. Elogi mai. È tutto questo che Neely ricorda insieme ai vecchi compagni di squadra che, come lui, sentono il bisogno di ripercorrere la loro storia con Rake seduto sulle gradinate dello stadio. Paul è diventato un banchiere e ha quattro figli, Silo smercia auto rubate, Nat gestisce un café-libreria alternativo ed è apertamente gay, ma il passato e il legame con Eddie li unisce. Solo Neely crede di odiarlo ed è l’unico a non sapere che cosa avesse provocato il suo licenziamento dopo trentaquattro anni di gloriosa carriera. Un ragazzo quattordicenne perfettamente sano era morto per un colpo di sole durante uno dei più temuti allenamenti, la corsa su e giù dalle gradinate, e il padre, persona influente, riuscì a farla pagare a Rake. Da quel momento la città, privata del suo unico vanto, si spacca in due. Fra il partito di chi era soddisfatto del declino di Rake, ci fu anche Cameron, il primo grande amore di Neely, tradita e abbandonata per una ragazza più vistosa e disponibile che lo ha mollato non appena ha cessato di essere una star. Forse è il rimpianto di quello sbaglio che ha riportato Neely indietro, il desiderio di rivedere Cameron e di farsi perdonare. Alla fine giunge la notizia che Rake è morto. Durante la celebrazione funebre tenuta allo stadio che torna ad essere gremito come ai tempi d’oro, viene letto un suo messaggio in cui chiede perdono per le due colpe di cui si riconosce colpevole: la morte del ragazzo e un cazzotto mollato in faccia a Neely durante un intervallo, un colpo così duro da spaccargli il naso. Dal suo letto di morte Rake voleva fare pace. È per questo che fra gli oratori funebri voleva ci fosse pure Neely. E anche Neely è ora in grado di fare pace con Rake e con il suo passato, riconoscendo l’amore che lo aveva legato al suo grande coach.

Questo non è il libro che vi farà innamorare del maestro di legal thriller, non è nemmeno il classico libro di Grisham dove il centro sono delitti e omicidi, è la scoperta da parte degli affezionati di questo autore di un nuovo lato della sua scrittura, più introspettivo, basato più sulle domande poste all’interno del protagonista, le cui risposte le troverà solo alla fine dopo un’analisi di ciò che è stata la vita e la verità del suo allenatore, amato quanto odiato da lui stesso. Semplice lo stile e il linguaggio, meno macchinoso e di piu rapida comprensione.

Elogio funebre del manicomio elettrico

Pubblicato su Cultura con i tag, , , , , , , , il 22 Febbraio, 2008 da digitalbaba

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Va in scena il 28 e 29 marzo al teatro Puccini di Firenze Ascanio Celestini con ” La pecora nera-Elogio funebre del manicomio elettrico”.
È considerato uno dei rappresentanti della seconda generazione del cosiddetto teatro di narrazione: i suoi spettacoli sono fatti di storie raccontate e sono preceduti da un lavoro di raccolta di materiale lungo e approfondito. L’attore-autore fa quindi da filtro, con il suo racconto, fra gli spettatori e i protagonisti dello spettacolo. L’attore in scena rappresenta sé stesso, anche quando parla in prima persona: è qualcuno, il protagonista, che racconta una storia.
Con “La pecora nera” Celestini ci presenta il suo studio approfondito e antropoligico di chi ha vissuto e chi ha lavorato in un manicomio. Il suo non è il classico studio giornalistico-redazionale senza sentimento sui malati di mente prima e dopo la legge Basaglia.
Celestini si trasforma in Nicola, il protagonista, che ci narra la sua vita dai suoi ricordi adolescenziali ( come la nonna che raccoglie le uova), il suo amore per Marinella e i favolosi anni ‘60 che hanno…sapore di sale. Nicola con il suo racconta ci porta fin dentro l’istituto, la cui unica via di uscita, l’unica boccata di ossigeno diventa l’uscita settimanale al supermercato, che lui vede colorata e come antitesi agli psicofarmaci, paragonando quasi il supermercato ad una città splendida.
Il tutto incentrato sul succo di tutta la narrazione: la paura, la paura di vivere, la paura di crescere, uscire e vivere. I rifugi?A questo punto i rifugi sembrano le cose piu accetabili, come l’elettroshock ed è qua che i malati di mente passano ad essere visti come santi,
le loro anime illumineranno il cielo mentre il corpo terreno è adottato dalla scienza, quindi abbandonato nei manicomi.

“Non ci creda a chi dice: “l’omo e la bestia so’ la stessa cosa”. Non ci creda! L’omo e la bestia c’è sempre una differenza.
Noi quando andavamo sotto ai rifugi durante i bombardamenti, nella guerra, sa’, io non ero mica un regazzino.
Il rifugio stava sotto alla casa del prete e noi dicevamo che la sotto ce stavano i topi.
Quando c’andavamo che suonavano le sirene, sa’, al buio senza manco ‘na luce me pensavo: mo’ arrivano i topi e ci divorano a tutti!
Una paura!”
Ascanio Celestini